Un iPhone a zonzo

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Culvert - Chiara Mangone

Infrastrutture idriche, canali sotterranei e condotti artificiali attraversano il sottosuolo delle nostre città come un sistema di arterie invisibili. Sono spazi crepuscolari e quasi alchemici, luoghi in cui acqua e altri fluidi scorrono lontano dallo sguardo e dove la superficie urbana trova il proprio rovescio oscuro. Nello spazio di riss(e) Mangone presenta un nucleo di opere appositamente concepite per la mostra — sculture ottenute da miscugli di polveri, liquidi e bollori, sostanze reattive in bilico tra uno stato e l’altro — immaginando un ambiente totale capace di restituire la temperatura e l’atmosfera di una dimensione sotterranea. Il suo lavoro si concentra sulle strutture nascoste nella penombra ventrale del sottosuolo, evocando lo spazio di un ambiente fognario: filtri, passaggi e dispositivi che mediano continuamente tra invisibile e visibile. La ricerca dell’artista si muove intorno al linguaggio e ai processi di trasformazione e filtraggio, interrogando ciò che resta occulto ma che si manifesta attraverso piccole terminazioni superficiali — tombini, rubinetti domestici, aperture minime attraverso cui il sottosuolo si profila nella quotidianità. In queste soglie tra interno ed esterno, tra profondità e superficie, si manifesta un’energia carsica: una forza che scorre sotto traccia e che talvolta affiora. Se nei lavori precedenti Mangone aveva rivolto lo sguardo verso il cielo e le sue incombenze, interrogando l’idea di un oggetto precipitato, in questa mostra l’attenzione si sposta verticalmente nel sottosuolo e verso ciò che, al contrario, emerge.